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UN AUTODIDATTA DI SUCCESSO
Taraballa Paolo,
versiliese, pittore spontaneo, dagli accenti propri, con immagini ispirate al paesaggio ossolano e della Versilia, sua terra d’origine, ferma sulle tele le atmosfere reali della natura, con un verismo interpretato dalle impressioni del suo animo, ispirato per innata sensibilità all’essenza poetica della vita.
LO storico dell’arte ossolano Dario Gemmi, in un’ampia presentazione della sua opera, scrive che “la produzione pittorica di Paolo Taraballa è il dato che mi ha sempre stupito del suo fare pittura. Mi sembra che vada colto nell’essenzialità semplice del linguaggio che si intesse impercettibilmente con il definirsi della forma in cui i due elementi, emozione cromatica e struttura formale, sono in pieno equilibrio, naturalmente in una dimensiona personale e di pienasoggettività”.
Molti visitatori delle sue mostre lo elogiano per il suo naturalismo e lo splendore vedutistico delle composizioni, altri per certe sue elaborazioni simboliche, in una visione di più ricercata analisi. La sua scelta dei colori è curata ed ogni dipinto racchiude un piccolo mondo definito, quasi un’isola emersa dal profondo che rivela le sensazioni dell’autore, le sue emozioni nell’abbandono di un incantevole momento creativo, in cui le sue idilliache atmosfere lo distolgono e ci distolgono, per un attimo, dalla frenetica esistenza quotidiana.
Oltre ai quadri con panorami montani, scorci lacustri e alle visioni carducciane, propone al pubblico anche piacevoli sculture, risolte con plasticità di forme, incastri di volumi ed essenzialità lineare di profili.
Giuseppe Possa
Critico d’arte, opera e lavora alla Giorgio Mondatori di Milano
PAOLO TARABELLA
Pensare la natura attraverso la percezione cromatica, cui si giunge ancor prima che non alla percezione della forma,senza l’intervento ricostruttivo della coscienza e razionale dell’intelletto, è forse l’apice più altamente sintetico che la pittura può raggiungere: è l’essenza della spontaneità. Conosco da alcuni anni la produzione pittorica di Paolo Taraballa e il dato che mi ha sempre stupito del suo fare pittura mi sembra vada colto nell’essenzialità semplice del linguaggio che s’intesse impercettibilmente con il definirsi della forma in cui due elementi (emozione cromatica e struttura formale) sono in pieno equilibrio naturalmente in una dimensione personale e di piena soggettività.
La visione di tratto realistico del paesaggio (in Taraballa vero protagonista) costituisce il dato oggettivo dell’incantamento poetico, ma è anche il punto di partenza per evocazioni che di volta in volta lasciano spazio alla lirica esplorazione di uno specifico territorio, di un ambiente o un modo di sentire e di rapportarsi all’atmosfera più intima del dato visibile.
Sia che l’autore si abbandoni alla poetica densa d’umori, di profumi e di luminosità della sua amatissima Versilia, o i soggetti s’attenuino nelle temperie, pur luminosa, ma colma di rezzo e d’oscure ombre colorate del paesaggio alpino delle Valli dell’Ossola, sia che venga sfiorata la cangiante liquidità lacuale del Maggiore, giù, verso Sesto Calende, ove il “bel cielo di Lombardia che è così bello quando è bello” sembra fissati in una cifra traslucida, assoluta e senza tempo; il guizzo stilistico è supporto da una gioia sapiente, eppur nativa, nel far vibrare la luce, nel coglierne i movimenti, ora morbidi e pigri, ora guizzanti e secchi. La cifra della piena ispirazione poetica di Taraballa è la semplicità cordiale, quasi ingenua, non mai volutamente ingenua, tuttavia, né mai semplice per posa o per calcolo.
E la morbida espressione d’un sentimento panico della Natura, assoluto come assoluto fu nella tradizione toscana delle grandi firme dello scorso secolo XIX e dei primi vent’anni del Novecento, la possiamo trovare nelle coste assolate di Camaiore, nel dipanarsi dei piani in vista delle guglie aguzze, aspre e scabre delle Apuane, nell’alternarsi d’acque e d’infiniti fili d’erbe o nelle trame compatte degli alberi sul vuoto ilare, del cielo, sempre immersi nella luce di qualità sottile e delicata, che canta leggera in una apparente forma atonale che molto deve alle scale pentatoniche di un mago solenne del lago di massaciùccoli, laddove son proprio in vista le labbra orlate delle spiagge tirreniche. In Taraballa (quand’è in Versilia) lo stesso spirito vagamente simbolista che ha pervaso le musiche di Puccini e le tele dei grandi che hanno fatto di quel paese d’incanto, tra Pietrasanta e Camaiore, Querceta e le Apuane, la patria stessa del loro pensiero e del loro vagare intellettuale.
La patria dell’anima diventa patria del cuore quando i soggetti sono ricercati tra i monti delle valli ossolane, nel Cusio (Miasino) o, come si diceva, tra cielo, terra e acqua, nell’allargarsi sovrano del Lago Maggiore.
Memorie, dolci incanti di morbidi e sinuosi valori cromatici, che nell’ombra più oscura, si confondono in forme e in segni più tangibili e profondi, come solchi, come modellato di tensioni plastiche, scultoree.
Sempre e comunque un sottile afflato poetico, panico e ingenuamente nativo, trascorre le rocce severe di un paesaggio tratteggiato a volte dalla violenza statica della forma scolpita dalla Natura, dagli agenti atmosferici, o resa severa dall’incanto delle nevi. Taraballa percepisce e trasferisce in sintesi immediate, palmari, cariche d’un denso e assoluto senso del tutto, colto attraverso la sensazione, immagini colme di sovrumani silenzi e interinati spazi. La tecnica è quella del trasferimento immediato della sensazione in macchie cromatiche, in brani e pezzi di luce, in una scrittura automatica della percezione visiva che si presenta come impasto vibrante, trasparente, caleidoscopico e struggente, d’una poesia del silenzio, a labbra chiuse, eppur colma d’un suono appena sussurrato.
Dario Gnemmi è stato collaboratore di Federico Zeri
In Domodossola, 6 settembre 2001
Dario Gnemmi, Storia dell’arte. Via Scapaccino, 18 – Domodossola
CIELO, TERRA ED ACQUA SULLE TELE DI TARABELLA
Paesaggi alpini delle Valli dell’Ossola, rilassanti atmosfere del Lago, luoghi toscani, scorci di Valdicastello in Versilia, sono solo alcuni dei soggetti dipinti, olio su tela, da Paolo Taraballa.
E’ il paesaggio il vero protagonista della Mostra dove i visitatori rimarranno affascinati da una cinquantina di tele che esaltano le luci e colori del Lago Maggiore e dintorni.
Nato in Provincia di Lucca, Taraballa, anche se ha frequentato per alcuni anni prestigiosa scuole d’arte, si definisce un autodidatta.
Il pittore trasferisce nei suoi quadri immagini colme di emozioni e sentimenti.
La tecnica utilizzata consiste nel far scivolare le proprie sensazioni visive in tele che riproducono angoli di antiche dimore e i casali tipici della Versilia, terra natia del Taraballa.
E’ così che le emozioni si trasformano in macchie di colore, che cielo terra ed acqua si mescolano a rappresentare ombrosi ambienti montani e distensive atmosfere lacustri.
Completano l’esposizione alcune sculture, realizzate con marmo di Condoglia, che rendono omaggio alla città di Novara e ai suoi simboli: la Colleggiata di San Gaudenzio, la Bicocca e l?istituto Geografico De Agostani, emblema dell’Industria Novarese.
Giulia Calafato
Critica d’Arte di Varese
Dal Giornale La Prealpina”
Giudizio critico della sua recente mostra, 2002