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Benvenuti sul sito di Tarabella Paolo, pittore e scultore nato in quel di Pietrasanta in Versilia (Lu) città conosciuta al mondo per la sua vocazione artistica....
Sul cavalletto del suo studio c’è una Marina di Castiglioncello, un olio su tela di medie dimensioni che il pittore ha pressoché finito.
Colori solari, luminosi, danno vita ad un paesaggio che dal primo piano vivido e tridimensionale di campi coltivati e alberi da frutta tra cui occhieggiano bianche casupole dai tetti rossi, sfuma sul fondo con delicatezza indefinita nel mare e nel cielo. E’ un’immagine, una delle tante, della sua Versilia, la “luminosa Versilia” di cui Paolo Tabella è figlio, devoto e memore.
Paolo Taraballa è nato in Versilia, a Pietrasanta, in quel di Lucca. Davanti al solare Tirreno, attorno la verde campagna, alle spalle le Alpi Apuane, biancheggianti di marmo. La Famiglia abitava, ed abita, a Corvaia di Sravezza, la piccola “Svizzera” dei Medici per chiese e palazzi edificati a quei tempi accanto a rustiche abitazioni antiche. “Quassù – racconta come se fosse là, a Pietrasanta –salì Michelangelo a cercare i marmi migliori. Si fermò al mio paese tre anni; alloggiava in una casa in piazza della chiesa: è quella lì-
Frequenta l’Accademia d’Arte della sua città e l’Istituto d’Arte di Massa. Ha del talento, dipinge e soprattutto disegna: “Non avevo i colori”, ricorda. La famiglia era numerosa, otto fratelli, i mezzi modesti. Interrotti gli studi comincia a lavorare in un laboratorio di marmo, specializzandosi nella lavorazione del marmo; ma l’arte è nel cuore e Taraballa va alla scoperta dei pittori che hanno lavorato nella sua Versilia: Novellini,Signorini, Viani tre glia altri, ma anche Carrà e Rosai.
Si trasferisce a Milano, poi a Baveno e da qui in Svizzera,a Vevey, sulle acque del Lemano, dove visita il Castello di Chillon ritratto da Turner. “La signora dove andavo a mangiare, quando seppe che ero un pittore, mi raccontò che nella sua trattoria ci andava un “grand peintre”, il gran pittore era Courbet!” – dice Taraballa entusiasmandosi quando parla d’arte, di pittura, di artisti. E cita Gombrich, Ricasso, Andy Warhol, che gli stanno alle spalle con tanti altri negli scaffali della sua biblioteca.
Il paesaggio è il vero protagonista delle opere di Taraballa, come ha giustamente osservato Dario Gemmi, che in Taraballa ha apprezzato “l’essenzialità semplice del linguaggio e la “luce di qualità sottile e delicata” che pervadono le opere di questo pittore conferendo loro “un sottile afflato poetico, panico e ingenuamente nativo”.
Paesaggi di Versilia, dell’Ossola, del Lago Maggiore, le terre dove Tarabella ha vissuto e dalle quali ha tratto e trae ispirazione per le sue opere nelle quali aleggia la “poesia del silenzio”, del ricordo, dell’attesa, in un’atmosfera sospesa, fuori del tempo. Ma anche qualche opera informale, per esempio le Figure Rosse, ispirate al lavoro in cava.